736 152. In altra circostanza, Francesco si trovava
seduto in mezzo ai compagni, e disse sospirando: «A
malapena c'è in tutto il mondo qualche religioso, che
obbedisca perfettamente al suo superiore». Sorpresi,
i compagni gli chiesero: «Spiegaci, Padre, quale sia
la perfetta e somma obbedienza».
Ed egli raffigurò il vero obbediente in un corpo morto:
«Prendi un corpo esanime e ponilo dove ti piace: vedrai
che non rifiuta se mosso, non mormora ovunque sia posto, non
reclama se viene allontanato. Se lo poni sulla cattedra, non
guarderà in alto ma in basso. Se viene collocato nella
porpora, sembrerà doppiamente pallido. Questi - esclamò
- è il vero obbediente: colui che non giudica perché
sia rimosso, non si cura dove sia messo, non insiste per essere
trasferito. Innalzato ad una carica, mantiene l'umiltà
che gli è abituale. Più è onorato e più
si reputa indegno».
Un'altra volta parlando dello stesso argomento, chiamò
propriamente licenze quelle concesse dietro domanda, sacre
ubbidienze quelle imposte e non richieste. L'una e l'altra
– diceva - sono buone, ma la seconda è più
sicura. Però la più perfetta di tutte, in cui
non ha nessuna parte la carne e il sangue, riteneva fosse
l'ubbidienza, per cui si va «per divina ispirazione
tra gli infedeli», sia per la salvezza del prossimo,
sia per desiderio del martirio. Chiedere questa, la giudicava
cosa molto gradita a Dio.